





Siamo partiti da una domanda, non da una risposta.
In sette paesi della Marmilla, tra cortili, biblioteche e scuole, abbiamo portato oggetti semplici: carte, monete, segni, parole spezzate.
A Lunamatrona una mano appoggia un foglio, una bambina osserva, nessuno spiega.
Il mistero non è un problema da risolvere.
È uno spazio da abitare.
All’inizio c’è sempre un piccolo scarto.
Qualcosa che non torna subito.
Un segno che non si legge.
Una regola che non è ancora chiara.
Non serve aggiungere altro.
Quando lo spazio resta aperto, succede qualcosa:
le persone iniziano a muoversi.
In un’aula qualcuno alza le mani, non per rispondere ma per provare.
In un cortile un telo colorato si apre a terra e diventa un campo di possibilità.
Su un banco, un piccolo libro fatto a mano si sfoglia lentamente, come se nascondesse una lingua sconosciuta.
Non abbiamo dato istruzioni.
Abbiamo lasciato che le domande trovassero il loro tempo.
A scuola spesso funziona al contrario.
Si anticipa.
Si chiarisce.
Si protegge dall’errore.
Ma in quel modo si chiude anche lo spazio della ricerca.
Qui abbiamo fatto una cosa più semplice e più difficile:
abbiamo aspettato.
Un codice non si capisce perché qualcuno lo spiega.
Si inizia a capire quando qualcosa non torna,
quando un tentativo fallisce,
quando una soluzione sembra funzionare solo a metà.
È lì che nasce il pensiero.
E allora cambia anche la domanda.
Non è più: “È giusto?”
Diventa: “Cosa succede se…?”
Non insegniamo da dove iniziare.
Creiamo le condizioni perché qualcosa inizi.
E spesso, inizia da un mistero.
Questo spazio — fatto di attese, tentativi, domande non risolte — non è scontato.
Portarlo dentro le scuole, attraversare sette paesi della Marmilla, entrare in aule, cortili, biblioteche con oggetti semplici e lasciare che accada qualcosa…
richiede tempo, fiducia, possibilità.
È anche grazie al sostegno della Fondazione di Sardegna, attraverso il Bando Scuola Edu Tech 2025, che questo tipo di esperienza ha potuto esistere davvero, prendendo forma nei diversi plessi scolastici coinvolti.
Dentro questo spazio, l’Associazione Culturale Le Strade di Macondo ha costruito il percorso, passo dopo passo.
E noi, Emanuele Ortu e Pietro Olla, abbiamo semplicemente abitato quel processo insieme ai bambini, senza sapere sempre cosa sarebbe successo dopo