Perché l’errore non interrompe l’apprendimento. Lo produce.
È caduta la pallina.
Nei miei laboratori succede continuamente.
Succede con i bambini della scuola primaria.
Succede con ragazze e ragazzi della scuola secondaria.
Succede durante i corsi di formazione con gli insegnanti.
Succede ai giocolieri esperti.
Succede anche a me.
E quasi sempre, quando una pallina cade, qualcuno reagisce nello stesso modo.
Sorride imbarazzato.
Oppure si scusa.
Come se fosse successo qualcosa che non doveva succedere.
Come se la caduta fosse la prova di non aver capito.
Io invece, molto spesso, sorrido.
Perché una pallina che cade non dimostra che non stiamo imparando.
Dimostra esattamente il contrario.
Quando il corpo studia
Pensiamo alla giocoleria.
Prendiamo una pallina e proviamo un gesto nuovo.
La lanciamo troppo alta.
Troppo bassa.
Troppo avanti.
Troppo indietro.
La pallina cade.
Noi la raccogliamo.
E riproviamo.
Nessuno si stupisce di questo processo.
Anzi, sappiamo tutti che funziona così.
Eppure, quando entriamo in una classe, molto spesso cambiamo improvvisamente idea.
L’errore diventa qualcosa da evitare.
Da correggere.
Da nascondere.
Da valutare.
Come se il cervello imparasse grazie alle risposte corrette.
Il bug non è il problema
Chi ha programmato un computer almeno una volta nella vita conosce bene questa sensazione.
Scrivi un codice.
Lo esegui.
Non funziona.
Compare un errore.
Un bug.
Quel bug non è una disgrazia.
È un’informazione.
Ti sta dicendo qualcosa che prima non sapevi.
Ti sta mostrando un limite del modello che avevi costruito.
La cosa interessante è che il nostro cervello funziona in modo sorprendentemente simile.
Quando una pallina cade, il sistema nervoso riceve continuamente informazioni:
il lancio era troppo forte,
troppo debole,
troppo anticipato,
troppo in ritardo.
Ogni tentativo modifica il successivo.
Ogni errore aggiorna il modello.
Il cervello impara dalle differenze
Negli ultimi decenni le neuroscienze hanno studiato in profondità i processi di apprendimento motorio.
Una delle idee più interessanti è che il cervello non apprende semplicemente ripetendo movimenti corretti.
Apprende confrontando ciò che si aspettava con ciò che è realmente accaduto.
In altre parole, apprende dagli errori di previsione.
Quando immaginiamo un risultato e il risultato è diverso da quello atteso, il cervello riceve un’informazione preziosa.
Qualcosa non torna.
Qualcosa va aggiornato.
Qualcosa deve essere imparato.
La pallina che cade è esattamente questo.
Un errore di previsione.
Una discrepanza fra ciò che immaginavamo e ciò che è successo davvero.
E quella discrepanza diventa apprendimento.
Perché applaudiamo gli errori
In alcuni giochi che propongo durante i corsi di formazione capita una cosa curiosa.
Quando qualcuno sbaglia, il gruppo ride.
Qualche volta applaude.
Non per prendere in giro.
Per riconoscere il valore di ciò che è appena accaduto.
L’errore interrompe il pilota automatico.
Costringe tutti a osservare.
A fare attenzione.
A chiedersi cosa sia successo.
In quel momento il gruppo intero sta imparando.
Non soltanto la persona che ha sbagliato.
Una questione di clima
Questo non significa celebrare l’errore in sé.
Non significa rinunciare alla precisione.
Anzi.
Nei miei laboratori ripeto spesso una frase che inizialmente sorprende molte persone:
Non mi interessa il giusto o lo sbagliato.
Mi interessa la precisione.
La precisione cresce grazie ai tentativi.
Grazie agli aggiustamenti.
Grazie alle correzioni continue.
La precisione non nasce evitando gli errori.
Nasce attraversandoli.
E a scuola?
Forse vale la pena portarci dietro questa domanda.
Che cosa succederebbe se nelle nostre classi l’errore fosse considerato un’informazione invece che una colpa?
Che cosa succederebbe se una risposta sbagliata venisse osservata prima di essere corretta?
Che cosa succederebbe se l’obiettivo non fosse evitare la caduta della pallina, ma capire perché è caduta?
Forse cambierebbe il modo di apprendere.
Forse cambierebbe il modo di insegnare.
La prossima volta che una pallina cade, prima di pensare:
«Ho sbagliato.»
provate a chiedervi:
«Che cosa mi sta insegnando?»
Perché molto spesso il momento in cui crediamo di aver fallito coincide con il momento esatto in cui il nostro cervello ha appena iniziato a imparare.
🎪 CircoScienze Matematiche – M1
La matematica non nasce dalle risposte corrette. Nasce dalle domande che gli errori ci costringono a fare.
Pietro Olla
CircoScienze